Fumito Ueda, un genio tra fantasia e realtà

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Negli anni molti sviluppatori di videogiochi sono diventati delle vere icone con un marchio di fabbrica riconoscibile tra i fan. Spesso nelle stesse software house (il più delle volte giapponesi) questi estri creativi sono messi nell’ombra e gli viene quasi impedito di emergere. Così non è stato per uomini come Hideo Kojima o Fumito Ueda, protagonista di questa retrospettiva.

I primi passi nel mondo del gaming

Fumito Ueda si laurea alla Osaka University of Arts nel 1993 e si aggrega alla WARP nel 1995 per lavorare come animatore per un survival horror destinato al neonato Sega Saturn, Enemy Zero creato da Kenji Eno. Il gioco in questione sarebbe dovuto inizialmente uscire per PlayStation, ma alcuni dissapori con Sony sul precedente D, fecero slittare il gioco per la console Sega. Ad oggi secondo me il miglior survival horror disponibile per il Saturn.

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Dopo l’esperienza con WARP, Fumito Ueda decide di lasciare la software house di Eno per unirsi a Sony e iniziò a lavorare quello che forse è stato il suo gioco più famoso e che ha fatto breccia nei cuori di tantissimi appassionati e non solo.

PlayStation 2 e i primi successi

Nel 2001 esce per PlayStation 2 ICO. L’opera prima di Ueda si presenta come un avventura dinamica in terza persona in cui gli enigmi sono alla base della struttura di gioco, costellata da alcuni combattimenti solo a tratti impegnativi. Ciò che rese unico questo gioco fu la storia e l’atmosfera che facevano da sfondo alle avventure di Ico e Yorda. Per quanto la trama non sia realmente esplicita, si intuisce che Ico viene rinchiuso in un enorme castello a causa delle corna che egli ha sin dalla nascita e che vengono interpretate come segno di una grande sventura per il villaggio. Questo fa da incipit all’incontro con Yorda, una ragazza con capacità magiche e che parla in una lingua ad Ico sconosciuta, fatto per il quale nel primo playthrough non capiremo ciò che dice (al secondo ci saranno le traduzioni).

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Si scoprirà che Yorda è la figlia della Regina delle Ombre e che tramite i suoi seguaci cerca di imprigionare di nuovo la ragazza che Ico ha liberato. Per tanto i due protagonisti cercheranno di scappare dal castello. Peculiarità è che Yorda dev’essere sempre tenuta per mano da Ico, altrimenti le ombre appariranno per cercare di rapirla. Il gioco ha da subito incontrato il favore di critica e pubblico ottenendo voti altissimi nelle varie recensioni delle testate del settore tanto che Peter Molyneux (Fable) dichiarò che se avesse creato lui ICO sarebbe potuto morire da uomo felice e Guillermo del Toro lo considerò al pari del suo “successore” un capolavoro.

Arrivano i colossi

Dopo i numerosi premi vinti da ICO e il plauso della critica nonché dei fan, il 2005 vede l’arrivo sugli scaffali ciò che viene erroneamente considerato come il seguito di ICO. Shadow of the Colossus esce sempre su PlayStation 2 e incarna tutte le atmosfere epiche del precedente gioco e la cripticità di una trama che si svela nella sua interezza solo dopo i titoli di coda.

In Shadow of the Colossus ci troveremo ad impersonare Wander che in sella alla sua cavalla Agro dovrà salvare la vita di Mono, una fanciulla che giace morta tra le sue braccia, ma che si narra possa essere salvata nella terra al di là del ponte. Qui facciamo la conoscenza di Dormin, inquietante entità che ci garantirà la resurrezione di Mono solo nel caso in cui i 16 colossi che abitano il vasto mondo di gioco vengano uccisi. Durante tutte le ore necessarie a completare l’avventura, le atmosfere tipiche di Ueda si fanno imponenti e ci accompagnano attraverso un viaggio a tratti onirico che ci ammalia e che ci fa addirittura provare pena per i colossi, che per inciso, sono gli unici nemici del gioco ai quali si aggiungono alcuni enigmi ambientali e un discreto numero di collezionabili che andranno ad aumentare le statistiche del nostro alter ego. Come per ICO, il successo non tardò ad arrivare e venne considerato un capolavoro da subito e vinse numerosi premi, tanto da risultare più apprezzato del precedente gioco. Ma il successo stava per subire una battuta d’arresto.

Un nuovo travagliato progetto

Nel 2007 iniziò lo sviluppo di un nuovo gioco conosciuto con il nome di Project Trico. Annunciato all’E3 del 2009, la sua data di pubblicazione era prevista per la fine del 2011 in esclusiva su PlayStation 3, ma in seguito a numerose complicazioni e alla separazione tra Ueda e Sony, il progetto venne accantonato a tempo indeterminato, nonostante ciò, lo sviluppatore rimase a capo del team di sviluppo.

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I fan diedero per vane le speranze di veder pubblicato Project Trico, ma all’E3 del 2015 queste vennero riaccese grazie all’annuncio della sua pubblicazione per la fine del 2016 con il suo nome definitivo, The Last Guardian, in esclusiva per PlayStation 4. Il gioco condivide con ICO e Shadow of the Colossus molti elementi stilistici e tematici nonché le meccaniche di gioco e lo stesso Ueda ha suggerito che l’avventura è ambientata in un piano dimensionale parallelo a quello dei precedenti giochi. Come nei precedenti capitoli anche qui tornano lingue incomprensibili che possono essere tradotte solo dai sottotitoli. La trama gira intorno alla conoscenza tra il protagonista e la creatura mitologica Trico quando egli era un ragazzino. In questo gioco tornano come un marchio di fabbrica gli enigmi ambientali di cui il gioco è disseminato e sporadici combattimenti. Col proseguire della trama il legame tra il protagonista (che non ha un nome) e Trico diventa sempre più profondo e la creatura ascolterà sempre di più i comandi che gli vengono impartiti. Al contrario dei precedenti giochi, The Last Guardian viene accolto in maniera tiepida e non entusiasta a causa di due fattori determinanti, la lunga gestazione e il risultato non proprio in linea con le produzioni contemporanee sull’ammiraglia di Sony. Il gioco infatti soffre troppo di un gameplay e una gestione della telecamera che già erano un fattore discriminante nelle precedenti generazioni di console e che creavano fastidi già in Shadow of the Colossus. Comunque fu apprezzato il fatto che l’opera ultima di Ueda fu realmente pubblicata alla fine del 2016 e lo zoccolo duro dei fan fece sentire il suo apprezzamento per il gioco.

Futuro incerto di un vero genio incompreso

Fumito Ueda ha diciamo “interrotto” la sua carriera con la release di The Last Guardian e da allora nulla si sa su un eventuale nuovo gioco del designer giapponese, che ha solo collaborato allo svluppo del remake di Shadow of The Colossus su PlayStation 4 ad opera dei ragazzi di Bluepoint e pubblicato ad inizio 2018. Nonostante Ueda abbia di fatto prodotto solo 3 giochi, questo è bastato a inserire lo sviluppatore nell’olimpo dei migliori game designer di sempre con le sue storie intrise di fantasia con una morale e un sentimento unici nel loro genere affascinando giocatori di 3 generazioni di console (PlayStation 3 grazie alla hd collection di ICO e Shadow of the Colossus). Nell’attesa che qualcosa di nuovo venga annunciato dal Team Ico, vi consiglio di recuperare i giochi pubblicati per immergervi nelle entusiasmanti avventure che solo Ueda riesce a raccontare.

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Luca Maggi
Nerd dal 1989 quando mi venne regalato il Commodore 64. Amante dei gdr e dei survival horror nonché fanboy dei fumetti Marvel e accanito amante dell'heavy metal anni 80. Nel tempo libero chitarrista di una band milanese chiamata Axeblade.
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