Finch – direttamente da una Vault!

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Tom Hanks dopo l’apocalisse!

Alcuni attori nascono per certi ruoli, e sono chiamati “caratteristi”. Ovviamente è un’arma a doppio taglio: se da un lato, infatti, in genere assicura di poter lavorare parecchio, dall’altro “congela” la persona in quei determinati ruoli. Marty Feldman, il celebre Igor di Frankenstein Junior, ne è un esempio.
Altri, peggio ancora, rimangono invece imprigionati in un qualche personaggio, temporaneamente o permanentemente. E’ il caso, per esempio, di Johnny Depp, che per metà della sua carriera ha portato Jack Sparrow in ogni singolo personaggio.
Con Tom Hanks la cosa è un pelo diversa: ha ritratto moltissimi personaggi senza rimanere prigioniero nè di alcuno di essi, nè di sè stesso. Tuttavia, una sua caratteristica è sempre presente: complice una faccia da buono come poche se ne sono viste al cinema, è in grado di portare in ogni film una certa “magia Tom Hanks” (cit.). Lo ha dimostrato nel corso di una carriera stellare spaziante dalla commedia (es. il leggero “Turner e il Casinaro”, o le collaborazioni con Sua Maestà Rosa Meg Ryan) a film drammatici leggendari come “Philadelphia”. Gli anni 90 di Hanks furono particolarmente proficui: vinse perfino due Oscar di fila come migliore attore protagonista con il sopracitato “Philadelphia” e “Forrest Gump”.
In questo lungometraggio, Hanks interpreta il dott. Finch, un sopravvissuto (forse l’ultimo?) a un’eruzione solare che ha distrutto lo strato di ozono sul pianeta Terra, riducendone la superficie a un paesaggio in pieno stile “Fallout”: panorama desertificato fatto di sabbia, edifici distrutti o in abbandono, violentissimi uragani e tornado, assenza di cibo che costringe a saccheggiare il saccheggiabile ovunque si possa, temperature in superficie che arrivano a 70 gradi centigradi durante il giorno e, come se non bastasse, livelli di radiazioni solari tali da bruciare la pelle in tempo reale. E’ l’ambiente stesso ormai a rappresentare un pericolo, quindi, e in esso Finch tenta di sopravvivere il più a lungo possibile per cercare, fra le altre cose, di costruire un robot dotato di intelligenza artificiale per badare al suo cane, ormai unico amico rimastogli, dopo che sarà morto.

DA QUI: SPOILER WARNING

Finch infatti ha i giorni contati per via dell’accumulo di radiazioni. Tuttavia il tempo rimastogli sarebbe probabilmente più che sufficiente per terminare il lavoro, senonchè, per la legge di Murphy, un bel giorno i sistemi di moniotoraggio esterni al suo “covo” segnalano che calerà, sul quell’area, una tempesta così duratura da ucciderli. Devono quindi fuggire tutti (Fitch, i cane Goodyear, l’AI che in seguito si sceglierà “Jeff” come nome e un altro piccolo robot di nome Dewey), e lo faranno su un camper modificato. Tuttavia la fuga è così repentina che Fitch non riesce a riversare tutti i dati necessari nell’AI, che quindi parte con un’intelligenza di tipo infantile.
Da qui, il viaggio dei quattro in fuga dalla tempesta e verso San Francisco, tutto incentrato, in ultima istanza, alla crescita di Jeff fino ad essere davvero pronto per prendersi cura del cane e, possibilmente, sviluppare anche sentimenti simili a quelli umani. Il viaggio quindi diventa l’occasione per insegnare cose a Jeff.
Tutto qui.
Niente altro.
Infatti non mi è particolarmente piaciuto.
Ho trovato il film eccessivamente lento e ripetitivo (si, l’abbiamo capito che fa caldo, che ti serve una tuta antiradiazioni e anticalore), con scene viste e riviste (tempeste pericolose, amicizia uomo animale che trascende la vita di uno dei due, la macchina che diventa umana senza che Sarah e John Connor resettino alcunchè, la sopravvivenza contro ogni previsione…) in un’ambientazione vista già molto bene in una serie di videogiochi e in molti altri film. Fosse tutto qui, non vi consiglierei di guardarlo.
Ma c’è Tom Hanks.
Tom Hanks ha 42 anni di carriera, due Oscar e altri godzillioni di premi e nomination. Il suo mestiere lo conosce. E’ uno dei migliori attori drammatici esistenti, e lo dimostra con ogni parola che dice. Onestamente ho fatto molta fatica a non saltare a piè pari alcune parti, ma quando parla lui si ferma tutto e lo ascolti, perchè è in grado di rendere interessante anche una frase come “la cena è pronta” (esempio casuale). Il monologo finale è eccellente.
Hanks riesce, in ultima istanza, a tenere il film insieme da solo, e non è poco. La “Magia di Tom Hanks”, per l’appunto.

Consigliato per i fan.

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Gianandrea Uggettihttp://www.gianandreauggetti.com
Fotografo e nerd. Amante dei paragoni assurdi e delle iperboli. Nato nell'era analogica e cresciuto in quella digitale, si sta ancora chiedendo cosa ci sia da salvare in entrambe. Tranne Chrono Trigger: quello è decisamente da salvare. https://www.instagram.com/gianandreauggetti/
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